VISITARE SAN GIMIGNANO INFORMAZIONI E PICCOLA GUIDA
San Gimignano è un paese da favola, in provincia di Siena, caratteristico
per la vernaccia e per le sue torri, si erge su di un colle a dominio
della Val d’Elsa con una popolazione di 7700 abitatanti. Sede di
un piccolo villaggio etrusco del periodo ellenistico iniziò la
sua storia intorno al X secolo prendendo il nome del Santo Vescovo di
Modena: San Gimignano, che avrebbe salvato il borgo dalle orde barbariche.
Ebbe grande sviluppo durante il Medioevo grazie alla via Francigena che
lo attraversava.
San Gimignano è certamente un borgo degno di una visita non breve.
Il centro è un vero e proprio gioiello d'arte che conserva intatto
il fascino di un'epoca passata. Bellissima la Collegiata di S. Maria
Assunta costruita nel XII secolo. All'interno vi sono affreschi del '300
senese che raffigurano le Storie del Vecchio Testamento ad opera di Barna
da Siena, Bartolo di Fredi e Taddeo di Bartolo e affreschi del '400 fiorentino.
La cappella è opera di Giuliano e Benedetto da Maiano con decorazioni
in terracotta.
La Chiesa di S. Agostino è affrescata da Benozzo Gozzoli e vi
si trova anche una Incoronazione del Pollaiolo. Degne di visita sono
anche le chiese di S. Pietro, S. Jacopo e S. Bartolo. Da segnalare anche
il Palazzo del Podestà che conserva un affresco del Sodoma. Le
Fonti è un edifico impiegato per la lavatura della lana e risale
al XII secolo. Di bellezza spettacolare anche la Piazza della Cisterna,
con al centro un bel pozzo. Il borgo ospita anche diversi musei: quello
etrusco, quello d'arte sacra e la Pinacoteca civica. Non lontano da S.
Gimignano, la Pieve di Cellole del XIII secolo.
La città costituisce una delle più esemplari e genuine
testimonianze dell'urbanistica medievale della regione toscana.
Le origini tra storia e leggenda
La
fondazione di San Gimignano si perde nella notte dei tempi. Si racconta
che i due fratelli Muzio e Silvio, giovani patrizi romani fuggitivi come
complici della congiura di Catilina, nel 63 avanti Cristo, si fossero
rifugiati in Valdelsa e vi avessero costruito due castelli: quello di
Mucchio e quello di Silvia, il primo nome, quest'ultimo, della futura
San Gimignano. Il nome poteva però derivare anche dalla selva,
silva per i latini, che circondava questi luoghi.
Intorno al X secolo dopo Cristo la denominazione del borgo divenne San
Gimignano, dal nome di un vescovo modenese vissuto nel V secolo dopo
Cristo. Durante le scorribande dei barbari, il santo, invocato, salvò la
città dalla minaccia di Totila apparendo miracolosamente sulle
mura. Dal quel giorno gli abitanti di Silvia decisero, per gratitudine
e per ingraziarsi in eterno la protezione del santo, di cambiare il nome
della città in San Gimignano.
I primi insediamenti
Il fascino delle leggende non è certo superiore a quello esercitato
dalla lunga e complessa storia della città.
Il territorio di San Gimignano fu frequentato fin dalla preistoria. È comunque
a partire dal periodo etrusco arcaico che i segni di insediamenti stabili
si fanno più consistenti. A quest'epoca risale, ad esempio, l'importante
area sacra di Pugiano, situata nella valle incontaminata del torrente
Riguardi.
Le tracce di insediamenti si infittiscono nei periodi successivi e, in
particolare, durante quello ellenistico, quando probabilmente la stessa
collina di San Gimignano era abitata, come dimostrerebbero alcune tombe
scoperte all'interno del centro storico. Se durante il periodo etrusco
gli abitati occupano la sommità dei rilievi, con la colonizzazione
romana si iniziò a prediligere il fondovalle e, in particolare,
le aree in prossimità dei corsi d'acqua, le cui sponde erano spesso
utilizzate come vie di comunicazione. È il caso della Villa romana
di Chiusi, situata nei pressi del torrente Fosci. Tra Alto e Basso Medioevo
Dalla costellazione di villaggi rurali di piccole proporzioni del periodo
etrusco e poi di quello romano, gravitanti nell'orbita della più importante
Volterra, si passò, verso la fine dell'Alto Medioevo, coincidente
col X secolo, alla formazione del nucleo più antico dell'attuale
centro storico. Nel 998 San Gimignano era ancora un villaggio a cavallo
della Francigena, politicamente feudo del vescovo di Volterra, il quale
risiedeva in un castello ubicato sul Poggio della Torre, in tempi più recenti
trasformato in carcere.
Lo sviluppo di San Gimignano avvenne nel Basso Medioevo, quando si trovò in
una situazione geografica strategica. La città, delimitata dalla
prima cerchia di mura e sorta a cavallo della variante collinare della
via Francigena, diventò uno dei principali luoghi di sosta per
tutti i viandanti. La Francigena, inizialmente aperta dai Longobardi,
divenne, nell'Alto Medioevo, l'itinerario dei pellegrini che, soprattutto
dalla Francia, si dirigevano a Roma.
Da libero comune a feudo fiorentino
Nel 1199 la città, ormai notevolmente cresciuta, si dichiarò libero
comune, inizialmente retto da Consoli e poi da un Podestà periodicamente
rinnovato. Questi, per motivi di imparzialità, era sempre straniero
e restava in carica sei mesi. Il comune di San Gimignano, come molti
comuni limitrofi, fu coinvolto nelle contese tra i guelfi, sostenitori
del papa, e i ghibellini, fiancheggiatori dell'imperatore.
La libertà fu mantenuta con grandi sacrifici fino al 1354, quando
San Gimignano si assoggettò alla repubblica fiorentina. Da allora
visse all'ombra della capitale toscana. Passò attraverso il degrado
e le pestilenze che ridussero drasticamente la popolazione e tutte le
attività, divenendo, durante il Seicento, una delle terre rurali
del Granducato Mediceo. La torre, simbolo di potenza
Da qualunque luogo si arrivi, San Gimignano svetta sulla collina, alta
334 metri, con le sue numerose torri. Ancor oggi se ne contano tredici.
Si dice che nel Trecento ve ne fossero settantadue, pari ai nuclei delle
famiglie benestanti, le uniche che potevano mostrare, attraverso la costruzione
di una torre, il proprio potere economico.
Le prime torri nascono isolate, in un tessuto sgranato, ben diverso da
quello compatto che vediamo oggi. Diverso era soprattutto il modo in
cui si viveva nella torre. Gli ambienti all'interno erano piccoli, in
genere un metro per due; poche erano le aperture, mentre lo spessore
murario, di circa due metri, garantiva fresco in estate e caldo in inverno.
Quasi a tutte le torri venivano addossate strutture in materiali deperibili
come legno e terra. La torre era, nell'epoca medievale, il massimo simbolo
di potenza, soprattutto per il fatto che il processo costruttivo non
era certo semplice o economico. Occorreva cavare i materiali per la costruzione,
trasportarli fino in città, porre in opera la struttura, cose
che potevano permettersi soltanto le famiglie più abbienti, dedite
all'attività mercantile.
L'abitazione non si estendeva per tutta l'altezza della torre. Al piano
terreno erano le botteghe, al primo piano le camere e, più in
alto, la cucina. La disposizione degli ambienti seguiva le più elementari
regole della sicurezza. La cucina, dove si accende solitamente il fuoco,
era al piano abitato più alto, in modo da poter fuggire dalla
torre in caso di incendi fortuiti. Le torri si trasformano
Durante il XII secolo le trasformazioni che interessano l'edilizia sono
finalizzate ad un miglioramento della vita quotidiana. La necessità di
maggiori spazi interni e di aperture più numerose induce a nuovi
modelli costruttivi che investono soprattutto le torri.
Il modello di riferimento per le torri costruite tra la metà del
XII e quella del XIII secolo è quello di tipo pisano, detto così per
la gran quantità di edifici, riconducibili a questa tipologia,
nella famosa città marinara toscana. Gli edifici di questo tipo
si riconoscono per la presenza, ai livelli inferiori, di una o più aperture
alte e strette che attraversano, da parte a parte, tutta la larghezza
della torre. Le aperture, che si prolungano per due o più piani,
sono spartite, all'interno, da solai lignei corrispondenti, all'esterno,
a ballatoi anch'essi in legno. Tali ballatoi permettevano una dilatazione
degli spazi oltre le pareti della struttura.
Dalle torri ai palazzi
Dalla fine del XII secolo, oltre a torri dello stesso schema, si costruiscono
anche edifici di minor altezza già definibili palazzi. Dalla metà dello
stesso secolo, intanto, compare l'uso del mattone, con il quale si cominciano
a costruire interi edifici o vaste porzioni di fabbricati.
Alla metà del Duecento le torri non si costruiscono più,
mentre i palazzi risultano edificati secondo le tecniche più aggiornate
e i gusti in voga nel periodo.
È
proprio a partire dalla metà di questo secolo che i maggiori centri,
come Firenze, Pisa, Lucca o Siena, definiscono alcuni caratteri architettonici
peculiari e diversi per ogni città. Questo non succede a San Gimignano,
dove è presente invece un'architettura eclettica, in cui si fondono
gli stili delle diverse città con cui il comune viene in contatto.
Si genera così un'architettura che, proprio per questa compenetrazione,
risulta oltremodo originale.
Dal declino post-medievale alla città di oggi
La crescita economica, architettonica e culturale di San Gimignano termina
alla metà del Trecento, quando il comune diventa suddito di Firenze.
Le pestilenze e le carestie della seconda metà del secolo e della
prima metà del Quattrocento decimano la popolazione. Se all'inizio
del XIV secolo San Gimignano conta ben 13.000 abitanti, alla fine del
XV gli abitanti sono ridotti a 3.000.
La San Gimignano post-medievale è dunque una terra spopolata e
in decadenza. L'evidente degrado vede crollare le torri e rovinare i
palazzi. Gli aggiornamenti edilizi dal Quattrocento sono piuttosto semplici,
per lo più aperture di finestre tutte uguali, solitamente ricavate
su edifici preesistenti, frequentemente uniformati dagli intonaci.
In tempi più recenti la città è stata capace di
tutelare le sue opere così da essere stata dichiarata dall'UNESCO
patrimonio mondiale dell'umanità.
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