RADDA IN CHIANTI
La collina, alta poco più di 500 metri, su cui poggia Radda
in Chianti segna l'ideale spartiacque tra le valli della Pesa e dell'Arbia.
Sino dall'anno Mille ebbero signoria su questo paese i marchesi di Toscana,
tanto che l'8 Gennaio del 1002 Ugo, figlio della contessa Willa imparentata
con l'imperatore Ottone III, donò le terre di Radda in Chianti
alla Badia Fiorentina cui la famiglia era particolarmente legata. Il
Borgo conobbe altri signori, dagli imperatori Arrigo VI e Federico II,
sino ai conti Guidi. Con i primi anni del XIII secolo Radda in Chianti
entra a far parte più strettamente dei possedimenti di Firenze
e ciò le causa attacchi continui dai senesi che già nel
1230 l'assediarono, così come nel 1268.
Con la costituzione della Lega del Chianti Radda divenne capoluogo di
uno dei terzieri per assurgere, nel Quattrocento, a podesteria e, in
seguito, a capoluogo generale dell'intera Lega, per volontà dei
Medici, Signori di Firenze, come testimoniato nello statuto del 1415.
Le Leghe erano nate tra i "popoli" del contado fiorentino nei
primi anni del Trecento per rispondere a precise esigenze difensive.
Esse, come organo di controllo della città dominante, dovevano
uniformarsi alla disciplina prevista dallo statuto del capitano del popolo
di Firenze e, in quanto strumenti del governo locale, erano dotate di
statuti propri.
A capo di ogni Lega era un capitano, o podestà, nominato dalla
signoria di Firenze. Questi aveva obbligo di residenza nel capoluogo
della Lega.
Nel 1384 Radda in Chianti, sia per la posizione centrale nel territorio,
sia per la crescente importanza, divenne capoluogo della lega e sede
del podestà, in sostituzione di Castellina in Chianti. Proprio
nel Quattrocento il paese subisce gli attacchi più forti da parte
degli Aragonesi che, neI 1478, dopo la resa di Castellina in Chianti,
strinsero d'assedio e bruciarono anche Radda in Chianti.
NeI 1527 troviamo podestà del borgo il famoso Francesco Ferrucci.
La fine dei contrasti tra Firenze e Siena segnò anche una sorta
di decadenza del borgo, che peraltro si trovava fuori dalle grandi direttrici
di comunicazioni del Chianti.
Verso la fine del Settecento il granduca Pietro Leopoldo, al termine
di un giro sull'intero territorio chiantigiano, descrive Radda in Chianti
con parole disfattiste, salvando forse solo l'antico castello fortificato.
Da allora ad oggi Radda in Chianti si è data un volto moderno
e dinamico valorizzando al massimo le proprie risorse agricole e di ospitalità turistica.
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