MONTERIGGIONI


La storia di Monteriggioni
Il territorio di Monteriggioni appare al visitatore con tratti fisici estremamente differenziati al suo interno e senza segni marcati che lo differenzino dai comuni circostanti.
Per cercare di comprendere Monteriggioni è necessario attraversare le sue vicende dalla via Francigena, l’importante strada che collegava l’Europa centro settentrionale a Roma, alla fondazione dell’abbazia di Isola d’Arbia (1001), dalla costruzione del Castello di Monteriggioni da parte del comune di Siena (1213) e dalla sua resa a Cosimo dei Medici (1554), e infine il suo sviluppo successivo con tracce forse meno evidenti ma non meno importanti.

Se le vicende più salienti e specifiche di Monteriggioni, legate al suo essere terra di frontiera con Firenze, si consumano soprattutto fino al Cinquecento, nel periodo successivo, in modo talvolta minuto e spesso frammentariato, assistiamo a grandi cambiamenti e modificazioni.

Dai castelli medievali alle ville rinascimentali (S.Colomba) e settecentesche (Basciano), dalla bonifica di Pian del Lago alla costruzione della ferrovia per Empoli con la galleria di Montarioso.
Tuttavia la presenza di segni medievali forti, per tutti basti pensare alle torri di Monteriggioni, tendono a creare nell’immaginario collettivo una sorte di rappresentazione deformata o meglio limitativa dei caratteri storici di questo comune fermandosi al Medioevo come se, al di fuori di questo periodo, non ci fosse stato altro.

Eppure è proprio nel paesaggio ordinato, nell’intercalare di campi coltivati e di boschi, nelle vecchie viti rette ancora dei testucchi che ritroviamo i segni di una lunga attività che rappresenta la comunità silenziosa di questa terra: la mezzadria.

È una storia silenziosa fatta nel Seicento e nel Settecento di quadri statistici, di carestie e di pestilenze, di numeri dietro cui, in questa zona come in tutto il senese, si nasconde il lavoro continuo delle masse senza voce (storica) dei contadini.

Nell’Ottocento si sviluppa un interessante dibattito all’interno della comunità, il quadro si presenta più ampio o meglio abbiamo un maggior numero di documenti che esprimono le diverse tendenze politiche postunitarie, basti pensare al diario del parroco "papalino" don Merlotti e agli scritti del maestro socialista Veltroni Poderetti.
Due cittadini i Monteriggioni che vedono e vivono in modo opposto la loro terra e che presenteremo proprio per mostrare la ricchezza di voci.

Ricchezza che si presenterà anche nel dibattito sui confini nel Novecento dove troveremo sia nel sindaco ai primi del Novecento sia nelle sezioni del partito comunista a metà secolo la rivendicazione dell’autonomia di Monteriggioni rispetto al suo assorbimento nel comune di Siena.

La prima guerra mondiale ha lasciato tracce di morti presso la popolazione, e nelle stele di pietra di molti borghi troviamo i nomi delle numerose vittime di un evento che si è consumato altrove, lontano.
Diversamente è avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Nel Monte Maggio, Casa Giubileo è stata teatro di un tragico episodio della lotta di Liberazione; dopo uno scontro a fuoco diciassette partigiani vennero catturati e poi, poco lontano, fucilati.

Per ricordare quei giovani è stato recentemente ristrutturato l’edificio dove avvenne lo scontro a fuoco e aperta una Casa Vacanze con Laboratorio di Storia del territorio per i ragazzi di oggi. Il rapporto tra Siena e Monteriggioni è sempre stato complesso, sia per la nascita senese del Castello, sia per la proprietà fondiaria per lo più in mano ai senesi, sia infine per la vicinanza delle due comunità.

 

 

 

Abbadia Isola
Vicino a Monteriggioni, che volendo ci si va a piedi in un oretta, si trova una bella chiesa che ci ha anche un nome un po' strano e che si chiama Abbadia Isola. Si chiama così non per via del mare, che da noi è parecchio lontano, ma perché verso il Mille, qui era tutta una palude e la chiesa col monastero stavano in mezzo proprio come un'isola. Anche ora se ci andate, vedrete che i campi tutto intorno alla chiesa sono piatti piatti, e sono coltivati a grano o a foraggio o a girasoli. Di alberi ce n'è tre di numero, perché il terreno è rimasto argilloso e qui non ci attaccano.

Se ci andate di Luglio, quando è pieno di girasoli che sono proprio una bellezza, potete farci delle belle passeggiate in mezzo, tra le strade dei campi, senza fatica, con la chiesa alle spalle e Monteriggioni davanti. Se avete qualche figliolo che deve imparare ad andare in bicicletta questo è proprio il posto giusto.